Separazione per colpa: raramente si ottiene qualche tipo di risarcimento. Stiamo diventando troppo permissivi?

di Redazione Zazoom - venerdì 28 ottobre 2022

Quasi la metà dei matrimoni finiscono con una separazione, spesso a causa di un tradimento. Eppure, raramente vengono emesse sentenze per colpa. Avv. Ruggiero: “Una condanna per addebito, anche solo morale, aiuterebbe a ricominciare una nuova vita”

Sono ormai anni che in Italia si parla di calo dei matrimoni e aumento del numero di separazioni. Secondo un noto sito di incontri extra coniugali, oggi ogni 100 coppie sposate 48 finiscono per lasciarsi, un dato più che raddoppiato rispetto al 2007, quando erano 20 su 100.

Molti i motivi che possono portare una coppia a raggiungere il capolinea, l’amore che finisce, ma anche il tradimento, questioni economiche e, nei casi più estremi, situazioni di violenza domestica.

A volte non è colpa di nessuno, ma in molti casi uno dei due ha chiaramente violato i doveri coniugali, tradendo la fiducia dell’altra persona con storie clandestine, non curandosi dell’altra persona, nascondendo situazioni finanziarie floride per evitare che l’altro ne benefici troppo (una situazione che secondo un sondaggio di US News & World Report non sembra essere così insolita), o maltrattando fisicamente, verbalmente e psicologicamente l’altro coniuge.

Tutte situazioni che chiaramente sono causa della decisione di porre fine a quell’unione. L’articolo 151 del Codice civile prevede l'addebito a carico del coniuge che ha perpetrato un comportamento contrario ai doveri derivanti dal matrimonio, ma nella realtà raramente si applica questa norma.

Da tecnico e professionista che ogni giorno lavora nelle aule di giustizia, non posso fare a meno di notare come oggi sia davvero complicato far emettere una sentenza di addebito della separazione dei coniugi, anche di fronte a situazioni che palesemente rientrerebbero nelle fattispecie ipotizzate dall’articolo 151. – Commenta l’Avvocato Valentina Ruggiero, avvocato esperto in diritto di famiglia – Ci si chiede da tempo perché continui ad essere vigente tale norma, forse per dare l'illusione che si verrà risarciti moralmente, oltre che monetariamente, del danno o della violenza subita dal coniuge?

Stando ai dati diffusi dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, quasi 3 donne su 4 lasciano il proprio lavoro per dedicarsi alla cura della famiglia, rinunciando ad avere una propria indipendenza economica in virtù di un progetto condiviso. Ma se il marito tradisce quel progetto, per il quale la moglie aveva sacrificato una parte di sé, non avrebbe forse diritto ad un risarcimento?

Purtroppo, in Tribunale basta che un testimone dichiari che precedentemente c’è stato un litigio tra i coniugi e non si vede riconosciuto l'addebito. Ad oggi, l'esperienza mi porta a riscontrare sempre meno propensione per l'addebito, e ciò a danno delle persone che investono tempo, energie e soldi per dimostrare come realmente sono andate le cose e ottenere una sentenza di condanna per addebito, che talvolta è solo di carattere morale, ma che permette alle persone psicologicamente di ripartire e ricominciare una vita serena. Credo che questa tematica andrebbe affrontata in misura maggiore, perché la mia sensazione da tempo è che i criteri di valutazione siano mutati e che si sia divenuti permissivi e tolleranti oltre misura. Forse la causa di ciò potrebbe essere anche il fatto che il Giudicante non è sempre quello che deve decidere, oltre alla questione della lungaggine dei processi” conclude l’Avvocato Ruggiero.

Ufficio stampa Alessandro Maola