Antonello De Pierro, parla il poliziotto giornalista aggredito dal boss Spada e sanzionato incredibilmente dalla Polizia

di Redazione Zazoom - mercoledì 25 novembre 2020

Antonello De Pierro, parla il poliziotto giornalista aggredito dal boss Spada e sanzionato incredibilmente dalla Polizia

Il presidente dell'Italia dei Diritti ha deciso di rompere il silenzio sull'assurda vicenda, che vide il suo dirigente credere alla versione del clan. Era stata chiesta la destituzione poi derubricata in deplorazione, con carriera bloccata. Presto sar? un baby pensionato a spese dei cittadini, che sono costretti a lavorare fino a 67 anni .?

E' nota a molti la vicenda che ha coinvolto, suo malgrado, il presidente dell'Italia dei Diritti Antonello De Pierro e la sua famiglia, in particolare sua madre Lucia Salvati, dirigente statale in pensione, i quali, dopo aver presentato un esposto per abusi edilizi sono stati risucchiati in un vortice kafkiano fatto di intimidazioni, coperture istituzionali, aggressioni mafiose. Il giornalista e politico romano, affiancato spesso anche da sua madre, da anni sta combattendo per far emergere la verit? e accendere definitivamente i riflettori su una storia torbida fatta di clamorose omissioni da parte di chi, nel tessuto istituzionale, in particolar modo di Ostia, avrebbe dovuto vigilare e far rispettare le norme codificate nel nostro ordinamento giuridico. Soprattutto ? balzata pi? volte agli onori delle cronache?l'episodio che vede De Pierro e suo fratello vittime di un'aggressione fisica, condita da minacce di morte, da parte del noto boss mafioso Armando Spada. L'esponente del clan,?cugino di quel Roberto Spada che colp? con una testata il reporter Daniele Piervincenzi, ? lo stesso che?minacci? di morte ?("Ti sparo in testa") e sequestr? la giornalista di Repubblica Federica Angeli, che vive sotto scorta. E' questo il personaggio che un giorno si present? alla porta del leader dell'Italia dei Diritti, accompagnato in macchina da Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro e da sua moglie Angela Falqui, per indurlo, con le maniere forti (dopo l'aggressione fu costretto a ricorrere, insieme a suo fratello,? alle cure dei sanitari), a farlo desistere dal proseguire a chiedere giustizia per i torti che riteneva di aver subito. La Falqui era l'intestataria di un immobile, confinante con la propriet? di De Pierro, in cui erano state realizzate delle imponenti opere edili (si parla della trasformazione di una porzione di villetta bifamiliare in 4 appartamenti, poi tutti venduti). Dalla famiglia dell'ex direttore di Radio Roma erano stati presentati degli esposti per chiedere la verifica della liceit? dei lavori effettuati, ma non ci sono stati mai riscontri. Come non ci sono stati in merito a un'altra costruzione, sempre della Falqui, risultata poi abusiva, che non solo non rispettava i canonici 5 metri di distanza dal confine altrui, ma addirittura sconfinava di circa 50 cm, come dimostrato apoditticamente con videoriprese da De Pierro. Un illecito visibile?ictu oculi?e accertato successivamente in sede giudiziale solo su impulso di parte, tramite una citazione in giudizio in sede civile, terminata con una condanna alla demolizione, che per??2 vigilesse in servizio a Ostia, Patrizia Sgueglia ed Emanuela Spito, non solo non notarono, ma arrivarono addirittura a dichiarare che la propriet? della Falqui era stata ispezionata, ma non erano state riscontrate irregolarit?.

E' questo il contesto in cui si incardina un'altra clamorosa vicenda, direttamente connessa e che ? pi? che lecito domandarsi come sia stato possibile che abbia avuto luogo, in quanto assolutamente in conflitto con qualsivoglia criterio logico e razionale. Non tutti sanno che?prima delle intense attivit? di tipo giornalistico e politico, il numero uno dell'Italia dei Diritti ha espletato per lungo tempo l'attivit? di poliziotto, a cui ha affiancato un efficace impegno sindacale, iniziato col Siulp e continuato con la Uil Polizia, incassando molti risultati a favore della categoria rappresentata.

In occasione dell'episodio intimidatorio posto in essere dal boss Spada, che era stato accompagnato dalla coppia De Prosperis e Falqui, si verificarono alcune circostanze che suscitano quantomeno qualche perplessit? oggettiva. I componenti della volante del Commissariato di Ostia, intervenuti sul luogo dell'aggressione, avvenuta con l'ausilio di un bastone ,in via Peio, all'Infernetto, dove ora ? ubicata anche la sede nazionale dell'Italia dei Diritti, si rifiutarono, nonostante le insistenze del loro collega De Pierro, di sequestrare il prefato bastone, e di perquisire l'esponente del clan, il quale, in base a quanto riferito loro dallo stesso De Pierro, sembra avesse?portato la mano alla tasca come per estrarre un coltello, ma poi avesse desistito dopo che questi si era qualificato come appartenente alla Polizia di Stato.?E il sospetto del poliziotto, stando ai fatti registrati dalla cronaca mesi dopo, era alquanto fondato. Infatti lo stesso Spada tempo dopo fu arrestato per aver tagliato la gola a un uomo con un coltello.?????

Il procedimento attivato dalla denuncia presentata dal giornalista e da suo fratello, per quella che era stata apoditticamente un'aggressione mafiosa, fu ascritto alla competenza decisionale del Giudice di Pace, a seguito di un'informativa di P.G., redatta presso il Commissariato di Ostia, che sembr? non proprio idonea a tratteggiare fedelmente la dinamica di un episodio di minacce e aggressione da parte di un boss mafioso, ma soprattutto perch? l'oggetto del reato (bastone) non fu posto sotto sequestro.

Ma peggio accadde presso la caserma dei Carabinieri di Casal Palocco, a seguito di una denuncia che De Prosperis e Falqui redassero contro il presidente dell'Idd e i suoi familiari, probabilmente per attenuare la presenza ingombrante di Spada, con una versione dei fatti che agli occhi, anche distratti, di chiunque abbia un pizzico di buonsenso e obiettivit? non pu? che risultare sprezzante del ridicolo.

Quello che era diventato "il sig. Spada" fu fatto nascondere nell'autovettura per evitare un suo coinvolgimento nell'aggressione che De Pierro e suo fratello avevano posto in essere contro coloro i quali avevano accompagnato il boss mafioso di Ostia, che si era spaventato di fronte a loro. Per ci? che riguarda il bastone servito per colpire il fratello del leader politico, il suo utilizzo nella grottesca ricostruzione dei denuncianti era cambiato. In base alla loro versione dei fatti era servito allo Spada per difendersi da un "pericoloso animale" che il giornalista-poliziotto gli aveva aizzato contro, con riferimento a un cane, che era uscito dall'abitazione saltellando come qualsiasi cucciolo di 6 mesi di vita (era questa la sua et? anagrafica all'epoca).

Sulla conseguente?informativa di P.G., redatta presso la suddetta caserma di Casal Palocco, \a firma del maresciallo Giuseppe Liguori, venne? indicato il boss Armando Spada come teste, ma non vennero riportati i suoi dati anagrafici (luogo e data di nascita), n? fu scritto nulla sulla sua nota caratura criminale. Comunque, il procedimento penale che vedeva indagati Antonello De Pierro e suo fratello, con l'unica "colpa" di aver subito un'aggressione mafiosa, non fece registrare alcuna istruttoria dibattimentale e fu inghiottito dalle sabbie mobili della prescrizione.

Ebbene, in base a questa circostanza,?il dott. Tiziano Vetro, allora direttore della V Zona della Polizia di Frontiera di Fiumicino e titolare della potest? disciplinare circa le condotte del De Pierro poliziotto, consider? affidabili le assurde affermazioni dei signori De Prosperis e Falqui, che avevano accompagnato il boss Spada per porre in essere l'intimidazione mafiosa, e ritenne che il suo comportamento da appartenente alla Polizia di Stato, vittima dell'aggressione in esame, di cui sembra giusto sottolineare la matrice mafiosa, fosse meritevole di una sanzione disciplinare severa e avvi? un procedimento affinch? fossi sottoposto al giudizio del Consiglio Provinciale di Disciplina. L'ipotesi irrogativa fu individuata nella?punizione estrema della destituzione. In pratica De Pierro, da sempre impegnatissimo per garantire e difendere il rispetto della legalit? e della giustizia, da poliziotto in primis, ma anche nell'esercizio delle attivit? giornalistica e politica, non meritava di continuare a far parte dei ruoli della Polizia di Stato. In sede di processo disciplinare l'ipotesi iniziale fu derubricata e gli fu comminata la pena della deplorazione, ugualmente inaccettabile per chi non solo non ha commesso nulla, ma ? stato vittima di un'azione malavitosa da parte di un boss mafioso.

La notifica del procedimento disciplinare avviato dal dott. Vetro, ex coordinatore del Servizio del Dipartimento della Protezione Civile e stretto collaboratore dell'attuale capo della Polizia Franco Gabrielli, allora capo della Protezione Civile, nominato da Mario Monti e confermato poi da Enrico Letta e Matteo Renzi, avrebbe cagionato ingenti danni alla persona del leader dell'Idd, inizialmente di natura clinica (a parte il prevedibile e fisiologico stress emotivo fu costretto solo pochi mesi dopo a un approccio farmacologico, pressoch? definitivo, per la cura dell'ipertensione arteriosa sistemica, manifestatasi proprio in quel frangente e che proprio ultimamente gli ha procurato una retinopatia ipertensiva), ma successivamente anche carrieristici e patrimoniali di non poco conto. E non solo a lui, ma a tutta la collettivit?.

Nell'immediatezza del fatto fu colto da reattivit? ansiosa situazionale, indubbiamente fisiologica di fronte a un provvedimento tanto assurdo, peraltro con la triste e dolorosa consapevolezza di essere la vittima dell'episodio disciplinarmente contestato. Nonostante fosse gi? duramente provato da tutta la vicenda, peraltro gi? nota presso quegli uffici, e dalle tante collusioni istituzionali annesse, ora stava provando anche il sapore amaro della beffa come destinatario di una paradossale contestazione disciplinare di grado estremo.

Come conseguenza alla reazione ansiosa fu inviato da parte del medico della Polizia di Stato presso la Commissione Medica Ospedaliera di Roma Cecchignola per essere sottoposto a visita collegiale, al fine di verificare la sua idoneit? al servizio, con la formulazione diagnostica di "ansia reattiva situazionale e ipertensione arteriosa" (infatti i valori pressori, a seguito dell'episodio notificatorio dell'avvio procedimentale, si erano alzati di molto). In pratica?il poliziotto De Pierro, vittima, sotto casa sua, di un atto criminoso da parte del boss Spada, recatosi appositamente l? al fine di compierlo, veniva strappato al suo lavoro, che stava svolgendo con grande passione e abnegazione, per essere sottoposto all'umiliante iter delle visite mediche accertanti la sua idoneit? al servizio, e venivo lasciato in malattia per oltre un anno, a spese dei contribuenti, solo perch? il dott. Vetro aveva creduto alle affermazioni degli amici del boss in questione, che l'avevano accompagnato in auto per fargli compiere l'azione delittuosa.

Al termine dei vari accertamenti, terminato anche l'iter disciplinare con la gi? accennata deplorazione (pertanto anche altri appartenenti di vertice della Polizia di Stato avevano creduto alla versione degli amici di un boss mafioso, ritenendolo colpevole, ma non tanto da essere destituito), rientr? in servizio, ma con una prospettiva di carriera bloccata. Infatti il suo rapporto informativo, gi? penalizzato dagli effetti di una gravissima situazione di mobbing subita in passato (in un altro reparto capitolino tra il 2001 e il 2005) ed esauritasi nella sua messa in pratica soltanto a seguito di un esposto presentato presso la Procura della Repubblica, a causa della deplorazione comminatagli, sub? una variazione peggiorativa e si attest? sotto il giudizio di buono, circostanza che tradotta in termini carrieristici dispiegava effetti consistenti nel naufragio di ogni possibilit? di avanzamento professionale ed economico per molti anni. Tale situazione fu aggravata dall'esclusione dal concorso da vice ispettore proprio a causa della sanzione ascrittagli. Dopo le notifiche di questi ultimi provvedimenti, che andavano ad aggiungersi, essendone tra l'altro la conseguenza diretta, a quanto gi? avvenuto a livello procedimentale, fu inviato nuovamente presso la Cmo, a causa di una nuova manifestazione ansiosa reattiva e sfidiamo chiunque a non esserne vittima a seguito di un tale accanimento da parte della Polizia di Stato, che invece di stargli accanto in quanto vittima di mafia, aveva immotivatamente infierito su di lui proprio credendo a quanto affermato da chi di quella stessa mafia era sodale.

Dopo un lungo periodo trascorso in malattia, non richiesto, a carico dei contribuenti?(giova ricordare, sempre riconducibile al procedimento avviato dal dott. Tiziano Vetro, che aveva dato per buone le dichiarazioni di chi era vicino alla mafia), questa volta, al termine di un ulteriore cospicuo lasso temporale passato in convalescenza, sempre a carico dei contribuenti, di un poliziotto strappato alla sua attivit? istituzionale da un provvedimento che, secondo i canoni della logica, non avrebbe mai dovuto esistere,?fu giudicato non idoneo in maniera assoluta al servizio di polizia.

"A mio avviso?? afferma De Pierro ??e di quanti ne hanno avuto cognizione e mi conoscono, il provvedimento della Cmo, non corrisponde al mio reale stato clinico, ma mi giunge con un sapore alquanto epurativo.?Infatti, non solo non ho mai avuto alcuna necessit? di sottoporsi ad alcun tipo di approccio curativo e pertanto di fare ricorso ad uno specialista, ma la mia intensa attivit? politica (sono titolare di ben 3 cariche elettive), sociale e giornalistica, cresciuta enormemente da quanto sono assente dal servizio (non per mia scelta e pertanto, in perfette condizioni di salute, non ho ritenuto opportuno fermarmi), a mio avviso, e non solo, appare assolutamente in insanabile conflitto col giudizio diagnostico e prognostico formulato dalla Cmo (mi si indica addirittura come soggetto con rapporti sociali ridotti, circostanza agevolmente confutabile anche da un'infinita e pubblica piattaforma probatoria edificatasi in tanti anni di intense e ovvie relazioni sociali, che ha suscitato l'ilarit? di chiunque ne sia venuto a conoscenza),che mi condannerebbe alla quiescenza a poco pi? di 50 anni, con una pensione pagata da chi ? costretto a lavorare fino a 67 anni e oltre. In ogni caso, se il dottor Vetro non avesse creduto alla versione di persone in stretti rapporti con un'organizzazione mafiosa, non starei ora a sindacare l'infausto approdo decisionale a cui ? giunta la Cmo, che ha strappato ai servizi d'istituto un poliziotto".

Inevitabilmente il presidente De Pierro, che ? anche, nell'ambito territoriale della Citt? Metropolitana di Roma Capitale, capogruppo dell'Italia dei Diritti in seno al consesso consiliare del Comune di Roccagiovine, consigliere presso l'Unione dei Comuni Valle Ustica e capogruppo dell'Idd nel consiglio comunitario della X Comunit? Montana dell'Aniene (temporaneamente commissariata per ultimare la trasformazione in Unione dei Comuni Montani) si ? visto costretto a proporre ricorso di gravame alla Commissione Medica di II Istanza, al fine di vedere accogliere le sue doglianze circa la valutazione del suo reale stato clinico e affinch? si esprima in riforma di quanto decretato dal precedente consesso medico-legale.

Avrebbe potuto?godere di una baby pensione, sfruttando i vantaggi di essere un giovane pensionato, ma ha preferito opporsi categoricamente. L'ha fatto soprattutto perch? non sarebbe eticamente giusto dover gravare sulla collettivit?, costretta a corrispondergli un trattamento pensionistico in assenza di una patologia che giustifichi tale approdo decisionale, deciso a dimostrare in ogni sede che la formulazione diagnostica partorita dai medici della Cecchignola non ? conforme al reale quadro clinico a lui riconducibile.

Sarebbe questo, qualora venisse confermato il transito allo stato di quiescenza, il grande detrimento arrecato ai contribuenti come conseguenza dell'avvio del noto procedimento da parte del dottor Vetro, che di fatto ha privato il tessuto sociale di un'unit? lavorativa nel pieno della sua potenzialit? energetica e della sua capacit? produttiva.

Lo Stato ha investito dei fondi per formare un poliziotto, il quale aveva superato un concorso pubblico e aveva scelto questo lavoro con grande passione, in servizio e fuori dal servizio, come si evince palesemente dalla grande quantit? di atti prodotti anche fuori dall'orario di lavoro, con vari interventi che hanno contribuito a rendere pi? sicuri i cittadini, arrestando rapinatori, sventando furti, etc., non tirandosi mai indietro di fronte a quanto gli veniva imposto dal suo ruolo istituzionale. E ora, esclusivamente a causa di un procedimento avviato dal dott. Vetro, solo perch? quest'ultimo ha ritenuto pi? attendibili le parole di gente vicina alla mafia, da circa 4 anni il suo apporto sociale in qualit? di poliziotto, da sempre acerrimo propugnatore dei valori di legalit?, giustizia ed etica (qualcuno ha avuto anche l'ardire di affermare che inseguire la verit? in nome di questi valori non ? compatibile col servizio di polizia), ? venuto meno e probabilmente lo rester? per sempre. Il consigliere comunale di Roccagiovine ha chiesto a gran voce che quel provvedimento cos? paradossale venisse revocato in autotutela (lo ha fatto anche sua madre rivolgendosi direttamente alla?ministra dell'Interno Luciana Lamorgese e al Capo della Polizia Franco Gabrielli), ma finora alcuna risposta ? pervenuta in merito.

Ha le idee chiare De Pierro sul fatto che una simile assurdit? meriti, senza alcuna remora, di essere diffusa il pi? possibile e che venga sollecitata inevitabilmente l'indignazione dei cittadini onesti, "perch? chi non oppone sdegno di fronte a una vicenda del genere foraggia il germe dell'illegalit?, di cui si nutre il sistema mafioso".

"Se qualcuno si illude? ? ?ha dichiarato con convinzione? ???che tutto ci? possa finire come se nulla fosse accaduto e su questa vicenda possa calare il velo dell'obl?o sbaglia di grosso.

Da oggi, per me e per il movimento politico Italia dei Diritti, che presiedo,?inizia una tetragona battaglia senza precedenti, condotta a oltranza, affinch? sui fatti in argomento possano accendersi perpetuamente i riflettori e vengano esposti al giudizio della pubblica opinione.?E credo che sar? davvero arduo imbattersi in qualcuno, nel tessuto sociale sano della nostra nazione, che possa esprimersi a favore di un procedimento disciplinare, avviato dalla Polizia di Stato, nei confronti di un poliziotto, in riferimento a un episodio in cui ? stato vittima di un'aggressione con minacce di morte da parte di un boss mafioso.?L'unica cosa certa ? che non mi rassegner? e non mi fermer? di fronte a questa vergogna, che ha calpestato la mia dignit?, riducendola a puro sussurro.

Si parla tanto di suicidi nelle forze dell'ordine e mi piacerebbe indagare le vicende professionali e disciplinari delle vittime.?La nostra battaglia sar? anche a favore di tutti gli uomini in divisa affinch? fatti del genere non si ripetano mai pi?. Promuoveremo ogni iniziativa che riterremo idonea a suscitare l'indignazione anche dell'ultimo cittadino.?Organizzeremo manifestazioni di protesta presso ogni sede istituzionale, partendo da quelle della Polizia di Stato e del Ministero dell'Interno, per continuare con tutte quelle che riterremo opportune, comprese le redazioni di organi di stampa e televisione. Avremo a disposizione costantemente il nostro ufficio stampa per tutti i lanci mediatici dell'accaduto, con comunicati e video su tutte le piattaforme disponibili. Io e la mia famiglia siamo stati finora coinvolti in una vicenda kafkiana e ci siamo trovati a fronteggiare personaggi legati al clan Spada di Ostia e tutte le cellule deviate e colluse delle istituzioni che li hanno favoriti,?ma mai avremmo pensato che io avrei dovuto difendermi anche dalla mia tanto amata Polizia di Stato, che invece di tutelarmi?(e i fatti erano gi? noti in atti che il mio reparto gi? custodiva)?mi ha avviato un procedimento disciplinare e mi ha inflitto una sanzione?che mi ha notevolmente indebolito nella mia battaglia contro?gli amici degli Spada, che di fatto, e questa ? la triste realt?,?sono stati indirettamente favoriti nella circostanza e hanno condizionato il mio divenire carrieristico.

A chi finora ? rimasto indifferente verr? chiesta la propria opinione ufficialmente e pubblicamente tramite i canali mediatici. Perch? di fronte a una circostanza del genere le risposte possono essere solo 2. O si ? d'accordo con un procedimento per destituzione a carico di un poliziotto, in riferimento a un episodio in cui questi ? stato vittima di un boss mafioso, oppure non lo si ?. Delle due l'una. Il silenzio non pu? essere ammesso.

E lo chiederemo in primis al dott. Tiziano Vetro, il quale prima di approdare alla meritata quiescenza e godersi la sua pensione, ha assunto una decisione incomprensibile e inaccettabile che mi ha rovinato professionalmente e mi ha condannato, almeno per ora, alla pensione a poco pi? di 50 anni, ma mi ha penalizzato notevolmente anche sotto il profilo esistenziale. Da lui vorremmo sapere anche come sia stato possibile tutto questo. Perch? qualcuno, alla luce della assurdit? della vicenda in esame, potrebbe porsi un quesito: 'Ma la polizia ? con la mafia o con i poliziotti?'. Io che ho fatto parte (e ancora sono legato con un sottile filo) della Polizia di Stato so per certo che la polizia ? contro la mafia. E' per questo che ? ancora pi? importante un intervento chiarificatore in merito.??

Come faremo con la?ministra dell'Interno Luciana Lamorgese?e col?capo della Polizia Franco Gabrielli, che ha lavorato a stretto contatto con il dott. Vetro quando era a capo della Protezione Civile.?Qualcuno dovr? pur spiegarcelo come sia potuto accadere. E al prefetto Gabrielli chiederemo anche di revocare in autotutela tutta la vicenda disciplinare, quantomeno per limitare gli ingenti danni provocati.

Ma chiederemo un'opinione sulla vicenda (e in questo caso anche come sia stato possibile giungere a un processo disciplinare e alla comminazione di una sanzione) altres? a tutti i dirigenti e funzionari coinvolti nel procedimento, che hanno continuato tranquillamente la loro carriera mentre la mia, quella di un poliziotto vittima di mafia, ? stata annientata.?A iniziare dalla?dottoressa Eva Claudia Cosentino, funzionario istruttore nel procedimento, la quale, pur essendo stata resa ben edotta in afferenza ai fatti ed essendo statale fornita una cospicua documentazione in merito, ha insistito per la destituzione. Lo chiederemo all'allora?questore di Roma Nicol? D'Angelo, il quale aveva conferito l'incarico istruttorio alla dottoressa Cosentino, e al?dott. Giovanni Battista Scali,?il quale ha presieduto il consiglio di disciplina, che ha irrogato la sanzione della deplorazione, derubricando s? la punizione estrema della destituzione, ma riconoscendo ugualmente meritevole di censura me, aggredito e minacciato di morte dal boss Armando Spada, e agli altri componenti del sopracitato consesso giudicante che si sono espressi favorevolmente per la sanzione.

Ma chiederemo il suo punto di vista, inerente all'evento procedimentale e alla censura concretizzatasi, anche all'attuale dirigente della Polaria di Fiumicino, mio reparto di appartenenza, il?dott. Giovanni Casavola, estraneo alla vicenda disciplinare, ma che, messo pi? volte a conoscenza dei fatti non ha speso al mio indirizzo nemmeno una parola di conforto. Mi sarebbe bastata quella. Come colui il quale ? stato a capo della V Zona di Fiumicino fino a pochissimo tempo fa, il dott. Bruno Megale, anch'egli inequivocabilmente a conoscenza dei fatti, ma a quanto pare ha preferito ignorare. Va detto che il dott. Megale, ha raccolto il testimone del dott. Vetro solo pochi mesi dopo (marzo 2017) che quest'ultimo aveva avviato il procedimento in parola (notificato il 7 dicembre 2016)? a mio carico ed era in carica a Fiumicino anche all'esito della pronuncia decisionale del consiglio di disciplina (luglio 2017). Ora ? stato nominato questore di Reggio Calabria, ironia della sorte proprio la provincia in cui mio cugino, carabiniere, perse la vita in servizio, in un attentato mafioso nel 1994, e la Scuola Allievi Carabinieri reggina ? a lui intitolata.

Fortunatamente io, che ho da sempre amato fortemente la Polizia di Frontiera di Fiumicino e ho svolto con impegno anche il ruolo di dirigente sindacale per la Uil Polizia, ho incassato, in compenso, la solidariet? di tantissimi colleghi, scandalizzati e increduli di fronte all'assurda vicenda. In particolare tengo a sottolineare l'espressione, da parte mia, di un sentimento di grande gratificazione per la vicinanza dimostratami dal mio diretto superiore, il?dott. Giuseppe Manzo, con cui ho lavorato per molti anni con ampia motivazione professionale, in un rapporto di reciproca stima.

Ma comunque?ogni prefetto, come ogni questore, dirigente o funzionario della Polizia di Stato, ma anche ogni ufficiale, dirigente o funzionario degli altri corpi di polizia e delle Forze Armate verr? invitato pubblicamente a esprimersi in merito. Come anche?i medici della Cmo?che hanno giudicato, con disarmante freddezza e distacco rispetto a una vittima di mafia, il mio stato clinico fino a definirmi non idoneo al servizio di polizia, visto che alla mia domanda specifica de visu non si sono degnati di rispondere. E naturalmente?tutti i dirigenti nazionali e provinciali dei sindacati della Polizia di Stato, finora rimasti silenti di fronte a un avvenimento di eccezionale gravit?.?

L'ultimo barlume di speranza a cui ? aggrappata la mia permanenza nell'attribuzione mansionale rivestita fino a poco tempo fa, ancorch? fortemente penalizzata dalle inaccettabili vicissitudini di natura disciplinare in questione, ? un favorevole verdetto medico-legale da parte della Commissione Medica di II Istanza, a cui ho rivolto per competenza la formulazione del ricorso di gravame, che sanerebbe, almeno sotto il profilo clinico e medico-legale, una grottesca vicenda che ormai si trascina da lungo tempo.

E se quest'ultima evenienza non si concretizzasse vorr? dire che?io, pensionato baby sulle spalle dei cittadini?(? questo il messaggio che dovr? principalmente passare all'opinione pubblica) a seguito delle conseguenze di un procedimento travalicante i confini del paradosso, in cui?la Polizia di Stato ha perseguito un dipendente con la sola colpa di essere stato vittima di un boss mafioso, inizier? a svolgere la professione giornalistica in via esclusiva, eventualmente anche senza retribuzione (mi occuper? molto anche di questioni inerenti alla Polizia di Stato, E soprattutto continuer?, da presidente del movimento Italia dei Diritti, a lottare, insieme ai tanti dirigenti, eletti e attivisti, per salvaguardare la tutela dei diritti dei cittadini, e a onorare i 3 mandati politici di natura elettiva, come gi?, perfettamente in ottima salute?(a parte i gi? citati problemi ipertensivi, manifestatisi subito dopo l'avvio del procedimento in questione), sto facendo, arrivando a lavorare fino a 20 ore al giorno per l'esercizio dei mandati politici, un impegno e una profusione di energie un po' insoliti per chi ? stato giudicato affetto da patologia di tipo ansioso cos? invalidante, con buona pace di chi, inverosimilmente, ha formulato, con riferimento alla mia persona, l'improbabile e ridicola definizione di un soggetto con rapporti sociali ridotti.????

Ma verr? chiesto di esprimersi nel merito e contestualmente tributare un messaggio di solidariet? (naturalmente in via ufficiale tramite canali mediatici) a ogni personaggio istituzionale che riterremo utile alla causa, e senz'altro?al presidente della Repubblica, del Senato, della Camera dei Deputati, del Consiglio dei Ministri, a tutti i deputati e senatori, a tutti i presidenti di Regione e agli altri esponenti regionali e a tutti i sindaci e amministratori locali.

Chiederemo alle assemblee consiliari di tutti i comuni italiani, dando ampia diffusione a mezzo comunicato stampa, di votare una mozione di solidariet? sull'accaduto, che vede un poliziotto punito dopo essere stato aggredito da un boss mafioso.

Saranno avviate petizioni sul web.

Ma soprattutto chiederemo di esprimere pubblicamente la propria solidariet? nei miei confronti a tutti i miei numerosi amici personaggi pubblici con cui ho avuto rapporti di lavoro nei tanti anni di attivit? giornalistica, specie nel decennio trascorso come direttore di Radio Roma.

E a coloro i quali non rientrano nella mia rete amicale l'invito sar? rivolto mediaticamente. Ma il nostro ufficio stampa sar? a disposizione di chiunque, anche meno noto (attori, attrici, soubrette, cantanti, etc. - o aspiranti tali), creder? di voler lanciare un messaggio di solidariet? in difesa della mia dignit? e del mio onore.

Come sar? anche al servizio di mia madre Lucia Salvati, dirigente dello stato in pensione, che ha espresso la ferma volont? di sostenermi attivamente in questa battaglia.

La possibilit? sar? aperta anche a imprenditori che vorranno farlo a nome della loro azienda. Anzi, specie dopo la crisi causata dall'emergenza Covid 19, verr? offerta un'esposizione pubblicitaria gratuita su tutti i canali mediatici da noi direttamente controllati. E comunque, chiunque vorr? registrare un video solidale potr? farlo e questo sar? pubblicato sui canali che sono gi? attivi e su quelli che attiveremo.

Tutto ci? affinch? su questo caso, rimasto ormai fin troppo nell'ombra, anche per mia scelta, in quanto non ho mai voluto che fosse reso noto per tutelare l'immagine di quella Polizia di Stato, che finora poco si ? preoccupata dell'intima sofferenza che mi ? stata cagionata, non venga mai scritta la parola fine.?

Perch? su una vicenda come questa ? per me un dovere civile e morale tenere alta l'attenzione preso l'opinione pubblica".