Grave la decisione del Ministero dell’Università di tagliare posti agli infermieri

di Alberto Ruffini - lunedì 23 agosto 2021

Grave la decisione del Ministero dell’Università di tagliare posti agli infermieri

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Massa Carrara interviene in merito alla decisione del Ministero dell’Università di tagliare posti accademici agli infermieri per l’anno accademico 2021-2022. La decisione lascia tutti molto preoccupati vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Ecco le riflessioni del dott. Luca Fialdini, classe 1987, uno dei più giovani Presidenti di un Ordine professionale in Italia. Perchè l’Ordine non condivide la scelta del Ministero dell’Università?
“Riteniamo grave la decisione del Ministero dell’Università guidato da Maria Cristina Messa –dice LucaFialdini - che ha deciso di ridurre i numeri di accesso al corso di laurea in infermieristica per l’anno accademico 2021-2022 (decreto n. 1068). Numeri che erano stati valutati dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche - Fnopi - e recepiti dalla Conferenza Stato Regioni. Gli infermieri all’improvviso, e senza preavviso, vedono tagliarsi il 26% dei posti del fabbisogno definito e condiviso a livello nazionale, fra Istituzioni dello Stato. L’accordo sul fabbisogno parlava di 23.719 posti per gli infermieri mentre il Ministero ha deciso di definirne 17.394. L’Ordine è un Ente Sussidiario dello Stato, a tutela della salute dei Cittadini, e per questo il Governo dovrebbe ascoltare la nostra Istituzione.” Fialdini aggiunge “gli Infermieri hanno investito molto nella formazione universitaria . I nostri professionisti oggi sono in possesso di laurea triennale e magistrale, master di I e II livello, corsi di perfezionamento, dottorato di ricerca. Inoltre, l’attuale contesto italiano del Sistema Salute e i cambiamenti sociali ed epidemiologici richiedono che i professionisti infermieri acquisiscano conoscenze e competenze sempre più elevate per rispondere in modo efficace sia all’emergere di nuovi bisogni di salute che alla complessità degli ambienti sanitari e sociosanitari. Per questo la FNOPI, in linea con il DM 739/94, che già prevedeva una formazione infermieristica post-base, ha intrapreso negli ultimi anni un percorso per l’attivazione delle specializzazioni infermieristiche. Le stiamo aspettando da tempo, così come stiamo aspettando da anni la strutturazione di un MED-45 con ricercatori infermieri presso l’Università di Pisa. Abbiamo chiesto un incontro con il Rettore anche recentemente. Anche il PNRR punta sugli infermieri. E’ necessario rivedere e innovare i modelli di presa in carico. Occorre garantire prossimità, cure domiciliari di qualità. Non è più pensabile di differire l’infermieristica di famiglia e comunità e la creazione di un’équipe multiprofessionale in cui deve esserci un team leader che rappresenta la professione che risponde al bisogno prioritario trovato in quella famiglia, in quella comunità, in quel singolo”. Fialdini passa a fare il punto su quanti infermieri mancano in Italia. “Siamo pochi, dice, lo stiamo dicendo da tempo. Mancano più di 60mila infermieri in Italia per garantire qualità e sicurezza delle cure, per garantire i livelli di staffing che gli studi nazionali e internazionali indicano quali livelli sufficienti per garantire salute ai Cittadini. Le Rsa in Toscana sono senza infermieri. La graduatoria ESTAR non scorre!”.Quali soluzioni a breve termine? L’assistenza sul territorio, ma anche quella in ospedale, non si può limitare all’emergenza di fronte ai milioni di prestazioni ‘saltate’ e che per ora non si accenna a recuperare. Per questo non si può pensare di confermare il vincolo di esclusività per gli infermieri dipendenti, come non si può pensare di utilizzare senza soluzione di continuità personale assunto in modo precario: è necessario riorganizzare i servizi e integrare gli organici. Non solo pochi ma anche l’età degli infermieri preoccupa, vero?“Abbiamo bisogno di giovani laureati nei nostri organici, in ospedale e sul territorio. A Massa Carrara su 1926 infermieri iscritti all’Albo più di mille hanno più di 51 anni. Occorre affiancare i giovani infermieri a maestri esperti di assistenza e clinica, prevedendo periodi di affiancamento, investendo nella formazione, garantendo in questo modo la continuità e la sostenibilità del nostro Ssn”. Passando poi a parlare dell’attuale emergenza causata dal Covid si chiede “cosa lascia agli infermieri?“A un anno e mezzo dall’inizio dell’emergenza sanitaria sociale ed economica che stiamo vivendo i nostri professionisti continuano a non essere valorizzati professionalmente ed economicamente. Non possiamo permettere di demotivare i giovani. Sono il nostro futuro. Investiamo in questa professione che, insieme agli altri operatori della sanità, è riuscita a salvare tantissime vite umane nonostante strumenti inefficienti. E anche questa decisione del Ministero dell’Università ci fa comprendere quanta strada dobbiamo ancora compiere. Senza infermieri non c’è salute, è bene però ricordarlo. Il Ssn si blocca senza di noi, senza le nostre competenze, senza l’assistenza di qualità che eroghiamo ogni giorno”.