Nuovo allarme Coronavirus : non ci sarà lockdown, ma solo chiusure locali

di Alessia Mogevero - lunedì 17 agosto 2020

Nuovo allarme Coronavirus : non ci sarà lockdown, ma solo chiusure locali

A meno che non si verifichino scenari catastrofici, le possibilità che gli italiani vengano nuovamente rinchiusi nelle loro case e le attività limitate sono estremamente basse, se non inesistenti. Dopo le strette su discoteche e maschere, sono arrivate rassicurazioni dal governo al riguardo.

"Un lockdown come marzo o aprile sarebbe impensabile" dichiara a Libero il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. "Non ce lo possiamo permettere. I dati di giugno e luglio sulla ripresa sono confortanti. Se pensiamo che non sono arrivati turisti e che la nostra economia è incentrata sull'export, che è quasi tutto fermo". Ma che cosa accadrà se i nuovi casi di Covid dovessero salire?  "Se la situazione dovesse peggiorare ci potrebbero essere chiusure settoriali, di singoli comparti economici. D'altronde anche la ripartenza è stata a fasi. Ma non escludo neppure chiusure di singole zone, se dovessero scoppiare focolai allarmanti. La situazione sanitaria del Paese mi conforta . Gli ospedali sono preparati, ma questo grazie anche all'aiuto dello Stato, che ha rafforzato tutta la sanità. Mi fido di tutta la sanità italiana".

Dello stessa opinione è il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri : "Niente panico: i cittadini sono consapevoli, il sistema sanitario è preparato. Al momento mi sento di dire che la probabilità di un nuovo lockdown è vicina allo zero" ha detto al Fatto Quotidiano invitando a non demonizzare la movida: "Si poteva aspettare qualche giorno, prima di chiudere le discoteche, magari rafforzando i controlli. È stata fatta una scelta che risponde al principio di massima precauzione, perché è ovvio che in quegli ambienti rispettare le regole è quasi impossibile. Ce li vede i giovani a ballare a due metri di distanza o con la mascherina addosso?".

E infine conclude : "Non dobbiamo preoccuparci perché rispetto ad altri Paesi abbiamo numeri del tutto accettabili. I ricoverati in terapia intensiva sono pochi, i decessi contenuti. E la spiegazione è una: siamo stati più bravi. Abbiamo tenuto chiuso più a lungo, abbiamo aperto in modo graduale e prudente, e ne raccogliamo i frutti. Non bisogna abbassare la guardia, però, perché i prossimi mesi saranno decisivi".