Riforma fiscale : Probabili nuove tasse in busta paga

di Angelo Caputo - giovedì 11 giugno 2020

Riforma

Dopo quasi 50 anni, torniamo a discutere della riforma del sistema fiscale. Il governo giallorosso, in particolare il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, parla della riduzione dell'onere fiscale mantenendo al contempo la progressività.

E c'è già chi propone una tassa "personalizzata" sul modello tedesco, con il sostegno dell'esecutivo (da una parte del Partito Democratico e del Leu). Il progetto potrebbe essere contenuto nel piano da annunciare nelle prossime dichiarazioni generali. Pertanto, le tasse sono al centro del dibattito politico, sebbene ci siano alcuni ritardi. La commissione che si occupa della riforma fiscale nel MEF non si è incontrata dall'inizio del blocco, mentre per le risorse il quadro delle finanze pubbliche è ancora incerto.

Nel caos generale c'è chi propone di cancellare le aliquote. Chi ha rimosso le parentesi quadre e ha pensato di sostituirle con un algoritmo che attribuisce a ciascun contribuente un'aliquota specifica basata sui suoi guadagni. In sintesi, da un lato c'è il movimento a 5 stelle con la rimodulazione delle parentesi e una diminuzione da cinque a tre. D'altra parte, c'è il Partito Democratico che vorrebbe adottare il "modello tedesco" calibrato in algoritmi.

La maggior parte ha una serie di proposte nel cassetto, quasi tutte per una riforma radicale. I Renziani vogliono ripristinare completamente l'imposta sul reddito delle persone fisiche, abbassare da cinque a tre aliquote, eliminare tutte le detrazioni (tranne i mutui, la sicurezza sociale e la salute) e introdurre un'esenzione minima di 8.000 euro per membro della famiglia. Sulla riduzione dei tassi da cinque a tre, anche i grillini che ipotizzano una griglia che va dal 23% al 42% e una zona senza tasse elevata a 10 mila euro.

Il modello tedesco è più innovativo di Leu e piace ad alcuni esponenti. L'obiettivo è rimuovere la griglia dei tassi e costruire un tasso unico che si muova in una curva rispetto al reddito, semplificando e dando a ciascun contribuente la propria imposta "personalizzata". Il resto del Partito Democratico guarda ancora al cuneo fiscale e alle tasse sul lavoro, ma non è escluso che nel contesto della mediazione, le aliquote centrali si fonderanno anche per eliminare il problema del cosiddetto "salto" nell'aliquota (tra la seconda e il terzo gruppo il tasso aumenta di 11 punti).

Ieri, sorprendentemente, il grillino Leonardo Donno, scrive Repubblica, ha presentato un emendamento al decreto di rilancio all'esame in Aula per ripristinare ed estendere l'imposta fissa al 15% (Irpef, IVA e Irap) per due anni per i professionisti. Per i Cinque stelle è una svolta: la tassa forfettaria era, in effetti, un cavallo di battaglia della Lega Nord durante il governo verde-giallo mal digerito dai pentastellati. Quando il governo ha modificato l'imposta forfettaria fino a 100.000 euro di reddito, che avrebbe dovuto essere attivata quest'anno, è stata rapidamente rinviata e solo l'imposta fino a 60.000 euro è rimasta viva.

Poi c'è una grande trappola all'orizzonte, quella dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, che rischia di diventare una vera bufala per 900.000 lavoratori. Circa 900 mila lavoratori, quelli che guadagneranno tra i 28 ei 30 mila euro all'anno nel 2021, avrebbero infatti l'opportunità di ridurre il loro reddito imponibile per aumentare il loro reddito netto. Paradossale. Prendi l'esempio di un contribuente senza familiari a carico e senza detrazioni. Nel caso in cui questo lavoratore aumenti le sue entrate di un euro (ipotizziamo da 28 mila a 28.001 euro all'anno), il suo reddito disponibile diminuirà da quasi 22.600 a 21.400 euro. Calcolatrice in mano, guadagna 1.200 euro in meno in tasca. In breve, è iniziato il lavoro per ridefinire il sistema fiscale. Ma i rischi sono dietro l'angolo. E tutto potrebbe finire in un grande casino.